Le teorie volte a modificare le leggi dell’elettromagnetismo al fine di rendere compatibili le trasformazioni di Galileo con l’assenza di un riferimento assoluto per l’elettromagnetismo prendono il nome di teorie emissive.
Tra i loro sostenitori troviamo in particolare Walther Ritz; egli riteneva che la velocità della luce fosse influenzata dal moto della sorgente rispetto all’osservatore. Per verificare tale ipotesi fu ripetuto l’esperimento di Michelson e Morley con la luce proveniente dal Sole o dalle stelle, cioè da sorgenti solidali con sistemi di riferimento diversi da quello della Terra, ma anche in questo caso non si osservarono spostamenti di frange.
In base alle teorie emissive inoltre si sarebbero dovute rilevare delle anomalie nell’orbita delle stelle doppie: due stelle che ruotano intorno ad un comune centro di massa si avvicinano e si allontanano alternativamente rispetto ad un osservatore posto sulla Terra. La luce emessa dalla stella che si avvicina a noi dovrebbe in quest’ipotesi essere più veloce di quella emessa dalla stella che si allontana, quindi l’orbita di un sistema binario dovrebbe apparire ellittica e non circolare, ma anche in questo caso le osservazioni non concordarono con quanto ipotizzato.

Sussistendo una simmetria tra le leggi della natura e dovendo escludere delle modifiche alle leggi dell’elettromagnetismo, non resta altro che modificare le leggi della meccanica.
Prendendo atto che non esiste alcuna prova di un riferimento assoluto, e che non c’è motivo di supporre che le leggi dell’elettromagnetismo siano da correggere, non rimane altro che trovare il modo di modificare le trasformazioni galileiane e con esse le meccanica classica.